RASSEGNA STAMPA: Intervista all’On. Guglielmo Picchi su #Comites2014

da ItaliaChiamaItalia

[…] “A Londra, Manchester, Parigi, Berlino, Stoccarda e in Olanda siamo presenti in diverse formazioni sotto varie denominazioni civiche, non è sempre la stessa lista. Come Forza Italia abbiamo una serie di candidati presenti in liste civiche o uniche di altri, si tratta quindi di liste che non abbiamo promosso noi come partito e alle quali abbiamo solo aderito”.

[…] È stato eletto con più di 20mila preferenze. Come è possibile che, ora, non si riesca a mobilitare la stessa mole di persone per le elezioni dei Comites?

“Ho cercato, come esponente del partito, di fare informazione sul territorio e di mobilitare la partecipazione. C’è una considerazione di fondo che non si può tralasciare. Queste elezioni sono state organizzate nel modo peggiore che si potesse immaginare e realizzate anche peggio. C’è stata una fretta da parte del Pd che non si spiega, visto che perfino loro, nonostante la presenza massiccia dei patronati e delle organizzazioni sulle quali possono contare, in tanti posti non sono riusciti a raggiungere il numero delle firme necessario. C’è molto rammarico per questa occasione persa. Prendiamo atto di come il Pd abbia fatto di tutto per limitare la partecipazione, ad esempio non mandando l’informativa promessa dal governo per richiedere l’iscrizione nelle liste elettorali, oppure con il blocco dell’iscrizione nelle liste elettorali a trenta giorni prima”.

La decisione di unirsi a liste apartitiche è stata dettata anche da esigenze organizzative?

“La decisione non era del partito, ma era rimandata a tutti i nostri dirigenti locali. Volevamo creare delle liste che fossero le più ampie possibile come rappresentatività, includendo quindi tutti i soggetti attivi sul territorio, esponenti dell’associazionismo e simpatizzanti, andando oltre ciò che può essere la militanza politica in senso stretto. Abbiamo cercato di rivolgerci anche ad altri partiti attivi sul territorio come già fatto a Londra, dove c’è un nucleo di rappresentanti di Forza Italia unito a esponenti della società civile, persone che non hanno mai militato nel partito ma si rivedono in una visione liberal-democratica della vita e hanno voglia che il Comites svolga una funzione diversa da quella svolta finora”.

Quali dovrebbero essere le nuove funzioni?

“I Comites devono diventare meno ancorati al passato e più rivolti al futuro, alle nuove generazioni di emigrati. Devono rapportarsi di più con le istituzioni locali e le autorità del territorio, ad esempio i sindaci, e non solo con il consolato. Devono, infine, svolgere un compito di promozione del Paese e dell’italianità”.

[…] Per anni ci hanno spiegato che i Comites sono associazionismo puro, ma mi pare che l’unico partito che non si sia intromesso in queste elezioni sia il nostro”.

Forse anche per disinteresse?

“No, è solo perchè abbiamo parlato di associazionismo e abbiamo detto ai nostri sostenitori di unirsi alle realtà civiche, non abbiamo nè i patronati nè i Comites uscenti, partiamo da oggettive difficoltà e siamo più deboli”.

Per quale motivo in alcune località non si è nemmeno provato a creare delle liste? Quali sono state le maggiori difficoltà?

“A Londra ho parlato varie volte con il console e con i miei elettori, burocraticamente è stato molto difficoltoso. Ho fatto sempre raccolta firme per le campagne elettorali, ma prenderle così è assurdo, c’era la doppia autentica, il documento legalizzato dal notaio andava a sua volta autenticato da un’autorità inglese, quindi prima vai dal notaio, poi vai dall’autorità, tutto entro giovedì perché la scadenza era di domenica. Per votare il Parlamento puoi spedire un plico via posta e per votare i Comites ci vuole la doppia autentica, è assurdo. Senza contare che per due settimane abbiamo distratto il personale dei consolati per pratiche di questo genere, è ridicolo. Siamo in Europa e il documento che vale nell’altro stato deve valere anche per l’Italia”. […]

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